Cinema
Cinema Odissea
10:30

Wolf Children

proiezione del film d’animazione di Mamoru Hosoda (Giappone 2013)

in collaborazione con la Cineteca di Bologna

Sinossi

Hana, giovane studentessa diciannovenne, conosce all’università un misterioso ragazzo, solitario e taciturno, del quale ben presto si innamora. Il ragazzo cela tuttavia una incredibile verità: è infatti un lupo mannaro, l’ultimo discendente degli estinti lupi giapponesi. Ciò non incrina affatto i sentimenti che Hana nutre nei suoi confronti, tanto che dalla relazione tra i due nascono i piccoli Ame e Yuki, eredi delle capacità metamorfiche paterne. Come educarli? Come aiutarli a venire a patti con la propria doppia natura?

Il regista

Mamoru Hosoda, classe 1967, inizia a lavorare nel campo dell’animazione per la Toei Animation con cui  realizza nel 1999 Digimon – Il film. Dopo un breve periodo di collaborazione con lo Studio Ghibli e quindi con il Maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki, si mette in proprio e dirige i film La ragazza che saltava nel tempo e Summer Wars, gioielli animati pluripremiati che gli hanno permesso di affermarsi e raggiungere la maturità artistica necessaria per potersi dedicare all’ambizioso progetto della realizzazione di Wolf Children.

Sempre più spesso la critica parla di Hosoda come del vero erede di Miyazaki: nonostante le divergenze artistiche, verificatesi negli anni della collaborazione con lo Studio Ghibli, Hosoda deve in effetti molto al Maestro, come ha spesso dichiarato in varie interviste. Ad accomunarli uno stile forte e delicato, la capacità di raccontare grandi storie con estrema semplicità e la predilezione per le protagoniste femminili.

Tra reale e fantastico

A Yuki, primogenita della inusuale coppia, appartiene la voce narrante che fin dall’inizio del film accompagna il racconto per immagini della storia d’amore dei genitori, della propria nascita e quella del fratellino. Nella toccante tenerezza delle sue parole si ritraccia da subito il tono delicatamente e profondamente intimistico che caratterizza il film, come nella migliore tradizione dell’animazione giapponese.

Il racconto fantastico, quasi mitologico, chiamato in causa dalla presenza di creature mutaformi, è piuttosto un pretesto, un espediente narrativo attraverso il quale Hosoda arriva a smuovere piccoli tasselli interiori nello spettatore, sottolineando da una parte le difficoltà ed il senso di inadeguatezza di un genitore nei confronti dell’arduo compito di crescere dei bambini e  dall’altra dando forma alle inquietudini degli adolescenti nel percorso di conoscenza e costruzione della propria identità.

A rafforzare e ribadire il forte realismo delle vicende narrate contribuisce la splendida animazione in tecnica mista 2D e 3D, la minuzia lenticolare con la quale è resa graficamente quella natura che nell’ambientazione fa da padrona e la maniera sottile con cui i bambini sono disegnati e animati nel loro crescere.

Dedicato a tutte le mamme

In alcune interviste il regista ha dichiarato di aver tratto ispirazione per questo film dal suo desiderio di essere padre e dall’osservazione di alcuni amici neo-genitori, nei cui occhi leggeva una consapevolezza e un senso di responsabilità senza pari.

In effetti siamo di fronte ad una fiaba moderna che è un vero e proprio omaggio a tutte le mamme di cui il regista ha voluto esplicitamente elogiare il coraggio, la determinazione e l’impegno con cui sono capaci di superare ogni difficoltà per il bene dei propri figli e di loro stesse, doti che nel film sono incarnate dalla giovane Hana, vero fulcro della narrazione, vera eroina universale e senza tempo.