15^ edizione

PASTA MADRE di Bruno Tognolini

Pasta Madre D.C. (Dopo Covid)
Tema: IL CORPO.
Noi eravamo pronti a partire: trovare libri, autori, laboratori, inventare atti e spettacoli e mostre che ne parlassero. Poi è arrivato il contagio, i corpi devono stare distanti, e anche in autunno dovranno. Allora la scelta era: non fare più il festival; fare il festival nonostante questo; fare il festival proprio su questo. Un festival sui CORPI DISTANTI. Così la condizione si fa narrazione, l’ostacolo risorsa e necessità virtù.
Ma poi ci abbiamo pensato. Abbiamo letto la nostra Pasta Madre Ante Covid, che cercava di abbracciare tutto il corpo, che davvero è così tanto, e abbiamo detto: ma no, perché? Dobbiamo proprio farci dettare da questo virus anche il tema del festival? E il Corpo, scrigno strabiliante di ricchezza e varietà, dovrà ridursi a un Corpo Distante oggetto di divieto, precauzione, contagio? Dovremo narrare solo di ciò che non si può fare?
Allora ecco: il festival, coi suoi bei corpi distanti, parlerà e narrerà anche di Corpi Distanti: di ciò che non si può fare, e di ciò che si può fare dentro ciò che non si può fare, che è seme e sale di ogni cultura e scienza dell’Homo. Parlerà anche di questo, ma anche di tutto il resto. Che grazie a Dio non è poco: sentite…

Pasta Madre A.C. (Avanti Covid)
(…) E noi facciamo un Festival per parlare di questo. O meglio, poiché il corpo che parla del corpo è un garbuglio millenario, per farne parlare le storie.
Quelle che narrano il CORPO COM’È. In pezzi e parti: nasi, bocca, orecchie, piedi, con Pinocchio, il Lupo, Dumbo, Cenerentola; col Giovanni di Rodari che perde pezzi passeggiando, e la mamma che li rimette insieme; con le filastrocche anatomiche puerili, altre potenti mamme lingue che tengono uniti “l’occhio bello e suo fratello”, “testa spalla gambe piedi”. E il corpo unito, il corpo intero com’è? Grande e piccolo, con Gulliver, Pollicino, Alice. Magro e grasso, coppia eterna da Chisciotte e Sancho a Stanlio e Ollio. Bello e brutto con Anatroccoli, Belle e Bestie, Specchi fatati. Maschio e femmina, con scambi e terre di mezzo, campo di nuovi e antichi contrasti: ma non per Mulan che si finge maschio per combattere, e Achille viceversa per non combattere. Forte e debole, con Pippi e i Supereroi dalla forza immane. Dentro e fuori, con la curiosità che si dice “morbosa”, ma forse è solo umana, per ciò che d’umano abbiamo tutti sotto la pelle, in uno splatter antico quanto l’uomo, sempre di moda dall’Iliade ai videogame.

E ancora: storie del CORPO COME DIVENTA. Che cresce di crescita naturale, con mille storie di formazione dalle Piccole Donne alla Gabbianella; di crescita magica, con fratelli Cigni e principi Ranocchi; di crescita tecno, coi romanzi distopici di umani potenziati, cyborg e cloni. Il corpo che diventa un altro corpo, in metamorfosi sorprendenti da Ovidio ai Transformers, fino all’azzardo umano di “diventare te”, con la pozione Polisucco di Harry Potter. Il corpo che cambia perché si veste e si traveste, da quello dell’Imperatore a Pelle d’Asino. Che cambia perché si ammala, come sanno gli autori del Festival, che da anni vanno a narrare in oncoematologia pediatrica.

E IL CORPO CHE FA. Che si muove: con storie di sport e rivalsa e sfida ai limiti. Che gioca, che corre, che cade, che impara a stare “composto”. Che parla con parole, ma anche con sbadigli, riso e pianto e peli dritti. Che sente il mondo, ma anche se stesso, nei misteriosi reami della propriocezione. Quei misteri che ci portano diritti nella matrice di un festival di libri: il cammino millenario amoroso di abbraccio e intrusione reciproca, storia nel corpo e corpo nella storia. Il lettore di sempre, tanto immerso nel libro che gli sembra di essere lì. Il videogamer VR di oggi, che col casco vede come se fosse lì. E quello prossimo futuro, con la presa occipitale di Matrix che spara la storia, saltando gli organi di senso, direttamente nella corteccia cerebrale, e che finalmente è lì.
Forse non siamo tanto lontani, ma fino ad allora i libri ci stanno ancora fra le mani. Mani del corpo che legge di corpi che vivono storie. Mani di un Festival che prova a raccontare questa caleidoscopica contesa. Il corpo a corpo fra le storie e il corpo.