19^ Edizione

E ADESSO?
RACCONTI, VISIONI E LIBRI SULLE COSE CHE FINISCONO

Cagliari e altri comuni dell’isola dal 2 al 6 ottobre 2024

Ideato e organizzato dalla Libreria per Ragazzi Tuttestorie, e progettato in collaborazione con lo scrittore Bruno Tognolini, il Festival Tuttestorie si rivolge un pubblico di bambine e bambini, ragazze e ragazzi da 0 a 16 anni, con uno spazio di approfondimento e formazione dedicato al pubblico adulto. Il programma prevede appuntamenti con ospiti internazionali fra scrittori, illustratori, artisti, narratori, musicisti, attori, danzatori, scienziati, musicisti, giornalisti.

Dall’EXMA e dalle scuole di Cagliari il festival farà tappa a Carbonia (con le classi del Sistema Bibliotecario SBIS), a Isili (con le classi del Sistema Bibliotecario Sarcidano-Barbagia di Seulo) ad Assemini, Decimomannu, Elmas, Villasor, Decimoputzu, Siliqua, Vallermosa, Villaspeciosa per il Sistema Bibliotecario Bibliomedia e nei comuni di Gonnesa, Sanluri, Monastir, Quartu Sant’Elena, Ussana e Villanovaforru.

Incontri, laboratori, spettacoli, narrazioni, performance, mostre ed eventi speciali saranno dedicati nel 2024 al tema della FINE

Lo faremo partendo come ogni anno dalla PASTA MADRE, la mappa costruita con Bruno Tognolini e Nicoletta Gramantieri, che useremo come traccia del nostro viaggio, aprendoci a mutamenti e cambi di rotta.

Pasta Madre

Questo festival festeggerà la Fine. Anzi, le Fini, che per i bambini esistono e fluiscono, coi loro Frattempi (quelli in cui ci si chiede “e adesso?”) e i loro nuovi Inizi: tante, gioiose o tristi, dannose o feconde, importanti. E un festival di libri per bambini parla ai bambini coi libri delle cose importanti.

Le Fini accadono, nel tempo e nello spazio, ben tagliate o sfumate. Nel tempo il gelato finisce: posso comprarmene un altro, ma quello è finito. La partita finisce: possono esserci i supplementari, magari più in là la rivincita, ma quella è finita. Il libro finisce: possiamo rileggerlo, a volte arrivano i sequel, ma quello è finito. Il giorno invece non finisce ben tagliato: c’è il tramonto, il crepuscolo, la sera, poi con calma arriva la notte. L’infanzia finisce, ma neanche lei di colpo: c’è l’adolescenza, dove si è ancora meticci bambini e ragazzi; poi sempre anche da adulti, che lo si voglia (e lo si sappia) o no, il bambino rimane, come i cerchi più piccoli al centro di un tronco tagliato. Se per disgrazia di qualcuno non rimane, la sua vita è un tronco cavo, fragile al vento.

Anche nello spazio le Fini possono essere corte e tagliate o lunghe e sfuocate. La casa finisce: oltre la porta inizia il fuori, il posto di tutti. Ma se oltre la porta inizia il giardino, la casa è finita e il giardino è un fuori: ma non è di tutti. Un cartello dice che qui finisce la Toscana e inizia il Lazio: ma il paesaggio che noi vediamo continua uguale. Un confine dice che qui finisce l’Italia e inizia la Francia: ma una volpe passa tranquilla, non se accorge ne né gliene importa di essere in Francia. E se c’è un muro col filo spinato gli umani e le volpi non passano, ma gli uccelli sì. La Sardegna invece finisce di colpo nel mare: ma anche lì per i fenicotteri che vanno a svernare, e per gli aerei che vanno a viaggiare, non è un problema.

Anche per gli esseri viventi ci sono le Fini, e anche quelle nel tempo e nello spazio. Nello spazio: dai piedi ai capelli, dal muso alla coda, o fino alla pelle, alle piume, alle squame, dove finiamo noi e comincia il mondo. E nel tempo? La morte, dove però è un problema dire “e adesso?”. Nessuno lo sa. È il segreto meglio nascosto dell’umanità. E qui dipende da come lo si vede, un segreto gigante così: se è una porta terribile e oscura, o un’infinita possibile avventura.

Queste, assieme a un milione di altre, le Fini nella vita. E nelle storie?

Lì le Fini son diverse a seconda delle famiglie, che nelle storie si chiamano generi.

Nell’horror per esempio la Fine è spesso duplice, imbrogliona. Tutto risolto, ci si rilassa: e lì arriva il colpo. Non era morto, non era vinto, c’è un erede. Arriva un nuovo finale, spesso cortissimo, che dice: attenti, non siete al sicuro, perché il male non può essere sconfitto.

Nel giallo invece la Fine è riparatrice: rimette tutto in ordine, ma non quello di prima. Il male è sconfitto, il cattivo è in prigione, ma anche i buoni non sono più gli stessi: quindi per loro, magari diversa, anche se non si narra più la storia continua.

Nei romanzi di avventura la Fine è il ritorno a casa, reale o metaforica che sia. Si va lontano, nell’altrove, dove ci sono prove da affrontare, mondi da scoprire, sconfitte e vittorie e pareggi: e alla fine si torna. Ma anche qui non sarà più com’era prima: ritorno avanti, non ritorno indietro.

Nei romanzi di formazione la Fine è dichiarata: la formazione. La crescita, che non finisce mai, come si sa, ma passando per tentativi e fallimenti, sogni e ambizioni, conquiste e rinunce, conduce prima o poi a una landa più larga: la cosiddetta maturità, dove si può venire a patti con la realtà.

Nelle favole la Fine è sempre una morale, uno spiegone. Vedi umano, vedi bambino? Impara. Gli agnelli devono sempre guardarsi dai lupi, ed esser volpi a volte non conviene.

Nelle fiabe la Fine è spesso un riscatto: il bel momento della rivincita dei piccoli, dei deboli, degli sfortunati, che sono stati oppressi dai prepotenti e ora i gaglioffi la pagano.

Nel fantasy la Fine è di nuovo sconfitta del male, magari qualche volta provvisoria, ma meno importante: ciò che conta è il cammino strabiliante per arrivare fin lì.

Nella fantascienza la Fine non esiste, perché è il genere che racconta l’infinito. Le sue Fini dicono in fondo solo questo: attenzione, qui finisce questa storia, ma le fini non finiscono, perché le cose possono andare in altri modi, in infiniti mondi e per infiniti tempi.

E ancora altre e altre, e allora quante? Quante Fini raccontano le storie?

Di più o di meno di quelle della vita? O come sempre, le stesse? E allora? E adesso?

Adesso avanti: fine della Pasta Madre. Ora bisogna fare il Festival delle Fini.

Quindi cominciamo.