Ascolta il racconto dalla voce di Bruno Tognolini
Il disegno infinito del mondo

Fabula speculativa di Bruno Tognolini, da Piumini e Borges.

Il grande imperatore Kubilai Kahn aveva un figlio bambino afflitto da un’arcana malattia, che gli vietava di esporsi alla luce del giorno, pena la morte. Il bambino viveva dunque recluso nell’immensa reggia paterna, al centro della capitale dell’Impero, e mai si partiva da lì.

L’Imperatore si tormentava al pensiero che il Principino figlio non potesse percorrere lo sconfinato impero, per conoscerlo e farne buon governo quando sarebbe venuto il tempo.

Un giorno dunque comandò di edificare nel giardino della reggia un’Aula in calce bianca così immensa, che se ne vedeva l’Inizio ma non la Fine. Quindi chiamò alla Reggia il vecchio Pittore di Corte e gli ordinò di disegnare con la massima precisione, sul suolo e sulle pareti di quell’Aula, tutte le strade e le contrade dell’Impero.

Il vecchio Pittore sapeva che l’Impero era infinito, e che del pari infinito sarebbe stato il disegno. Convocò allora i molti discepoli che nei suoi anni aveva educato all’arte, e insieme a loro tutti i sudditi che abitavano l’Impero, grandi e bambini; e diede compito a questa immensa folla di disegnare sul suolo e sui muri di quell’Aula immensa le strade e le contrade che abitavano.

Il compito era soggetto a due sole regole, ma ferree.

La prima: i popolani disegnatori dovevano sottostare alle istruzioni che impartivano loro i maestri Illustratori.

La seconda: ogni disegno di ogni disegnatore doveva continuare in ogni disegno di ogni altro, senza alcun vuoto o interruzione, così che il Principino potesse ammirare un unico paesaggio, continuo come il mondo, e camminare per le contrade disegnate senza cadere nel vuoto.

E così fu. Per tre decenni i popolani disegnatori, guidati dai maestri Illustratori, disegnarono e disegnarono. Strade e piazze si riversavano in strade e piazze, campagne si perdevano in foreste, villaggi circondavano città. E il Principino, mano a mano che il disegno si allargava, lo camminava e lo conosceva.

Una sera arrivò così lontano da comprendere che non sarebbe riuscito a tornare alla reggia prima di notte. Allora andò avanti, alla notte si stese in un tempio disegnato, e lì dormì.
Da allora sempre più radi furono i suoi ritorni alla reggia, sempre più lunghi i suoi viaggi nel disegno.

Finché un giorno comprese, con stupore, che il disegno dell’Impero era così preciso e vasto da essere ormai divenuto l’Impero stesso. E che l’Aula immensa era, di conseguenza, divenuta il mondo. E che lui camminava oramai nel disegno del mondo, cioè nel mondo, senza patire più alcun danno dalla luce. E così guarì.